31 luglio 2009

Etica (S)ragionata del consumatore di musica Ovvero: Panini con l’affettato e kilobyte per second

Niente.
succede che mentre sto qui ad aspettare che il disco dei Rancid mi si materializzi nel pc, inciampo nelle peggiori paranoie post-moderne
Cioè.
Mi trovo in uno di quei rari momenti nella vita in cui non ho la coscienza annebbiata e sono molto ma molto combattuta: scaricare o non scaricare, questo è il problema.
In questi sporadici momenti di onestà intellettuale sono realmente e profondamente dispiaciuta di sottrarre senza permesso la proprietà intellettuale di altri. Davvero. Più volte nella vita sono stata seriamente tentata di scrivere una lettera di scuse a tutti i presenti nella mia playlist. E magari l’avrei anche fatto se un successivo sprazzo di lucidità non m’avesse detto che poi avrebbero bussato alla porta per arrestarmi.
La verità vera e soggiacente è, sì, che sono profondamente tirchia e troppo pigra nell’animo per andare a comprarmeli, i dischi. Ma al di là delle mie piccolezze di spirito c‘è dell’altro.

Per quanto sia difficile starne lontano, il mainstream mi fa venire la colite. E più di tutto mi innervosisce la gente che si arricchisce con l’arte. Che poi, se uno pensa bene anche questa balla dei diritti d’autore, è evidente: può interessare a Madonna, ma che ci frega a noialtri poveracci?
Ora vi dico una cosa, gente. L’arte non esiste. E’ una stronzata della modernità, inventata per tirarvelo in saccoccia. Pensateci. Cos’ha Michael Bolton che l’idraulico che vi ha raccomodato la lavastoviglie non ha? La risposta è GNENTE, se non giusto la folta chioma bionda. E di sicuro l’idraulico ha saputo rendervi la vita migliore di Michael Bolton, ci butto quello che vi pare.
Non vi fate prendere per il culo, mi raccomando.
L’artigianato è positivismo, l’arte è bugia.
Tutte quelle cose che si dice siano arte, non sono arte ma manco per nulla. Sono robe fatte per vendervi lo scovolino del cesso con sopra i girasoli di Van Gogh, se non ci arrivate da soli ve lo dico io.
E guardate che non lo dico per dire. Prendete l’arte moderna, che è un termine auto esplicativo; un termine tirato fuori dal cilindro per descrivere un ammasso di roba informe della quale dare un giudizio di valore aprioristico è semplicemente improponibile.
Perché l’arte N O N E S I S T E, date retta.
Qualche volta è creatività, altre opera d’ingegno o di studio sofferto. Altre è solamente culo e/o tempismo oppure mera passione. Se non è il caso in cui quella cosa ci riesce meglio che alla media e stop.
E a me di dare soldi a della gente che si spaccia per artista, no, non voglio proprio correre il rischio.
Sicché scarico.

Che poi gente priva di scrupoli e danari come me, in giro ce n’è sempre di più. E allora forse NOI saremo i cavalieri dell’apocalisse, i crisantemi appassiti sulla pietra tombale della musica come la conosciamo.
L’inutilità delle case discografiche. I cd da usare ormai solo come sottobicchieri.
Niente più concept album, tanto l’umanità può sopravvivere in eterno con tutti quelli di Jan Anderson. Finalmente lampante l’inutilità degli sparagiudizi imbucati in riviste pseudo-musicali. Perché tanto ognuno fa quello che gli pare.
Solo e soltanto absolute beginners. Basta artisti, basta gloria terrena o postuma. Solo un sacco di gente che fa qualcosa che gli piace. Che secondo me, quando le cose non le fai per nessun altro motivo se non perché lo vuoi non c’è storia, ti vengono meglio. Fosse per me, estenderei questo sistema al 99 per cento delle cose di questo mondo, tipo che quando chiederesti a una persona chi sei , la seconda cosa che ti direbbe non sarebbe più il lavoro che fa. Però mi rendo conto che questo modo di ragionare è molto mio, ma anche molto naif.
So solo che domenica sera è finita un’era: ho interrotto il mio lungo digiuno da acquirente di musica e devo trovare un senso alle 15 euro che ho speso senza pensarci neanche tanto. E’ stato un attimo: ho ascoltato il concertino di un gruppo e poi ho comprato il disco. Un disco sostanzioso e rustico come un panino alla capaccia, fatto da gente che ce la mette tutta a fare le cose per bene, con criterio e modestia. Fatto sta che il consumo, l’acquisto dico, a volte mi sembrano l’unico gesto politico che veramente ci rimane a questo mondo.
E io lo voglio usare bene, éccheccaàzzo.

4 commenti:

il cuoco ha detto...

continua ....allora marta, calcola che posso credere che i Rancid abbiano rilevanza nella vita di quarcheduno, in finale "..and out come the wolves" m'ha fatto zompettare allegro come un coglione quando è uscito e dunque se ne vuoi parlare ben venga, sennò 'sticazzi, quello che hai scritto a 'sto giro è anche più interessante e sono totalmente d'accordo con te sulla diffidenza verso ciò che ci viene spacciato per ARTE e sull'accordare la fiducia all'artigianato.daje!!!

Andrea Ferrigno ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Andrea Ferrigno ha detto...

Il genio è 10% ispirazione, 90% sudorazione, in un aforisma attribuito ad edison.
In un'altra vita leggevo manoscritti inediti e quando mi è capitato di imbattermi in un GRAN ROMANZO mi son detto: eccheccazzo, questo non se lo caca nessuno però mi prende più di Baricco, per dire.

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Renzo aka RALFUL
(Recente Assiduo Lettore Finalmente Uscito dal Lurkeraggio)

Anonimo ha detto...

caro RENZO,
da queste parti siamo ospitali come dei doberman idrofobi, pare. Oppure siamo ancora tutti in vacanza, chissà. Perciò perdona se non ti è stato dato il dovuto benvenuto.
Dunque, mi compiaccio di questa tua sortita dall'ombra oltreché del fatto che tu sia d'accordo con me, cosa che chiaramente fa di te una persona migliore. Da parte mia, mi servirò del consenso da me raccolto per far le scarpe al mio caporedattore, aka il dott. cane, la prossima volta che mi dice che mi mancano gli occhielli.

carissimissimo cuoco, piuttosto.
A questo punto scrivere sui Rancid mi è diventata questione d'onore, credo. Provvederò.

marta sloggata (ahi!)