16 agosto 2007

Giusto perchè non avevo niente da fare...

Miei cari commensali, visto il gran caldo è probabile che le mie elucubrazioni assumano i contorni dell'assurdo ma, in finale, chissenefrega.
Le ferie si avvicinano (sempre che il signor padrone ve le accorderà) e così, volevo lasciarvi un paio di riflessioni da fare sbracati sulla battigia o, magari, chiusi nella falsa solitudine urbana che i TG nazionali, con lacrimosa inclinazione, celebrano ogni qualvolta ci si trova alle porte di Agosto.

E dunque 'st'estate è stata la stagione dei grandi ritorni, dei recuperi in extremis del tempo perduto (non quello di Proustiana memoria), dell'andiamoli a vedere ora altrimenti li avremo persi per sempre...
E dunque tra Giugno e Luglio, nel bel paese, si sono avvicendate kermesse rockettare piene di nostalgia e di speranze. The Who, The Rolling Stones, Greg Allman, The Police, e, udite udite, i Genesis, hanno allietato platee esorbitanti di vecchi e giovini, tutti intervenuti per assistere (nel senso geriatrico del termine) allo spettacolo delle reunions e dei ritorni dall'esilio decennale, ventennale, trentennale e così via, di intramontabili eroi e di leggende più o meno viventi.

Ora, la querelle sulla bontà della reunion con annesso immancabile tour è argomento unto e bisunto.
Le reunions hanno una cospicua porzione di nostalgici che, desiderosi di vedere dal vivo gli ”originali”, salutano l'operazione con giubilo e infradiciamento mutandale. Questo da una parte della medaglia. Dall'altra invece, trama, risentita, la pletora di detrattori impietosi e gerontoclasti che si dannano l'anima quando spunta la notizia che una qualche gloria del passato si è rimessa sulla strada.
Da che parte sto io?
Non perché abbia la necessità di distinguermi ad ogni costo ma in realtà ho sempre vissuto questo dibattito come preso tra due fuochi. Ora, perciò, è molto più importante lasciare che siano i fatti a confortare le idee e non farsi tentare né dall'amarcord, né da teorie sulla presunta “Morte del rock'n'roll” che quello stronzetto di Lenny Kravitz aveva fatto sue in un momento particolarmente felice della sua carriera (ed era in malafede, ovviamente).
Diciamo le cose come sono andate: al concerto degli Who a Verona, Roger Daltrey si è preso un accidente di mal di gola, ha cantato per quattro pezzi e poi ha tirato onorevolmente le cuoia sul palco, lasciando alla super-band il compito di tenere in piedi lo show. Per quanto la cosa, dati i suonatori convocati, sia riuscita piuttosto bene, il concerto degli Who è stato un po' una sòla (n.d.r.: una fregatura).
I Rolling Stones hanno varcato le porte di Roma animati da ottime intenzioni; si sono portati dietro un entourage che potevano ripopolarci qualche comune depresso della Basilicata; hanno venduto biglietti milionari che pareva di comprarli al bagarino anche se in quel momento eri in un punto vendita della TicketOne; hanno fatto il concerto.
Cronache di locali intervenuti all'evento narrano di un'acustica scadente, di un (ahimé) Keith Richards in pessime condizioni, scarsamente lucido, artritico e perennemente in scazzo con Ronnie Wood (pare invece in gran forma) a causa del recente allontanamento di quest'ultimo dallo spirito santo della “Trinità alternativa” sesso, droga (lo spirito santo, appunto) e rockarolla.
Sempre i locali, riportano lodi entusiaste di Mick Jagger, fresco di pulizia del sangue e sculettante come non mai, e di palchi semoventi che portavano la più importante e longeva r'n'r band della storia in mezzo allo stadio. Ma, alla fine della fiera, l'evento non ha cambiato la vita a nessuno, manco a chi non li aveva mai visti. Insomma, un po' una sòla.
Sui i Police nessuna nuova particolare. Sono più giovani e dotatissimi ma su MTV, ai Grammy awards, avevano fatto solennemente cacare e, non so perché ma temo che anche la loro esibizione, alla fin fine, sia stata una mezza sòla.
Greg Allman dopo aver tentato per anni di mandare in guardina il grande (e un po' alcolista) Dickey Betts ed essere riuscito soltanto ad allontanarlo dal gruppo, si faceva bello con qualche vecchio successo degli Allman Brothers Band e con roba presa dalla sua abbastanza deprecabile carriera solista: mezzo concerto, FORSE, da salvare. Cioè: una sòla.
I Genesis hanno fatto montare un palco grosso come un'astronave dentro il bistrattato circo massimo che, tra i “Bongoloidi” del fine settimana, i Live 8, i concerti di quell'impostore di Antonello Venditti che suona solo quando la Magica vince un scudetto (e dunque, forse, a 'sto giro, se lo semo levato dai cojoni...) e i raduni di ipocriti sindacalisti e politicanti BLA BLA BLA, secondo me sta meditando di sprofondare ulteriormente per preservarsi di suo, visto che i Beni Culturali sanno solo metterci intorno reti più nuove. Chi c'era non ha goduto esageratamente.
Volete che vi dica ancora la mia opinione?

Sarà che è un'estate Veltroniana; sarà che fa caldo; sarà quel che sarà ma alla fine sparo la mia salva: A ME QUESTI EVENTI FANNO ANDARE DI CORPO MALAMENTE.
A ME IL RITORNO DALL'OBLIO DI TANTI GRANDISSIMILEGGENDARIMITICI SUONATORI DELL'ETA' DELL'ORO MI FA INCAZZARE.
Non voglio parlare della politica dei prezzi di questi concerti (che anche quando sono gratuiti comunque sucano il soldo del contribuente).
Non voglio prendere per il culo questi tremendi nonnetti, che, felici del fatto che ancora gli tira si tuffano, con adolescenziale incoscienza e un'équipe medica svizzera, nell'ennesimo tour.
Non voglio neanche stare a citare tre secondi quel bastardo di Keith Jarrett che ha intascato centomila dollari da Umbria Jazz per fare un teatrino da artistoide psicolabile che non ama i flash delle macchine fotografiche.
Non voglio farlo.
Voglio chiedervi semplicemente questo: VI PIACE?
È QUESTO CHE VOLETE?
Allora siamo alla frutta.
Se paghiamo fior di quattrini per poter dire: ”io c'ero” e poi, dopo esserci stati, tiriamo le somme e il risultato è un po' una sòla, allora siamo messi male.
Le vecchie glorie della rockarolla battono la fiacca. E vorrei anche vedere voi a quasi settant'anni a fare gli scemi con la stratocaster. Gli unici che riescono in questo sono i musicisti di colore ma loro vengono da un altro pianeta.
Per noi culi pallidi lo stato del benessere ha inventato uno splendido dispositivo sociale, purtroppo per la mia generazione e quelle seguenti in via di estinzione: la PENSIONE.
Perché starsene in giro per anni a zompettare sui palchi di tutto il mondo; scopare ogni sera con le meglio fiche del bigonzo; calarsi qualunque schifezza per tenersi in piedi, signore e signori E' STANCANTE DA MORI'.
Allora mi dico: ”ma perché non lasciano perdere?”. Poi, però, ripenso a tutta quella gente che con la pensione cade in depressione, si annoia, si rompe le palle e capisco che qualche miliardo in più non fa tutta 'sta differenza.
Quello che non capisco è altro. Quello che non mi torna è il motivo per cui BISOGNA partecipare a questi eventi. Non sarà mica che si va a questi concerti per tirare su il morale a 'ste salme vero?
Ora, le scene esistono. Roma ne ha diverse, attive e gagliarde e così pure molte altre città d'Europa.
Tra l'altro non so se state notando come la musica di qualità cominci ad arrivarci anche da posti diversi dagli U.S.A. o dalla perfida Albione.
Le cose cambiano e sarebbe il caso di accorgersene. Sarebbe il caso che le case discografiche, invece di inseguire chi scarica musica in internet a qualunque costo (e perdono le cause, a proposito, ANNATEVENAFFANCULO!), magari, così tanto per cambiare, investissero in gente talmente vogliosa di suonare da esibirsi davanti a una platea di paguri nel porto di Taranto (scusa (cane)...). E bada, stiamo parlando di gente valida, che ha voglia di lavorare e magari non chiede quintali di rose rosse nel camerino, eserciti di baldracche o pacchi di coca per fare un semplice CONCERTO DEL CAZZO.
Ciò che mi disturba è l'assenza dell'imprenditoria là dove dovrebbe invece spendere. Ciò che mi secca è la totale mancanza di attenzione per altro che non sia l'EVENTO.
Ora, è ovvio che gli Who fanno più gente dei, che ne so, dei Payback di Roma (perché so esserci degli altri Payback da qualche parte nel mondo) ma quello che mi turba e non capire perché le istituzioni e anche, perché no, le masse, che nel comune fine settimana magari vanno pure a vedersi il concerto del gruppo locale nel club underground, non prestino la minima fiducia alle scene locali.
Voglio dire, fai un concerto “Evento” in un posto bello (tipo il circo massimo!); della durata di due\tre giorni; adunando tutta la creme delle scene locali di quella città e di altre; spendi meno soldi, chiami attorno alla manifestazione un certo numero di curiosi e, udite udite, FAI UNA COSA NUOVA.
No.
Non si puote.
Non si vole.
Non si face.
Il perché è tuttora ignoto. C' è convenienza ed intelligenza in una situazione come quella immaginata poco sopra. C'è qualcosa di identitario senza i soliti paternalismi, patriottismi, laudi e retorica che sono alla base di ogni discorso di natura identitaria contemporaneo nel nostro paese (e che, guarda caso, è il terreno ideologico dei fascisti...).C'è qualcosa di innovativo ma spontaneo. Non si parla di rifare Woodstock, si parla di dare un palco e una platea a gente come i Payback, i Taxi, i Dissuaders, i Fonderia (se esistono ancora), le Not Right (di Arezzo, mi pare) e così via.
Li conoscete questi gruppi? Sapete chi sono? No? Beh, DA PAURA.
Il comune vi organizza una cosa grossa a spese sue per salvare le orecchie della gente dalle coverband che imperversano purtroppo, in estate nelle situazioni di basso profilo. In questo modo, il comune, fa persino Cultura.
Dai lavoro alle persone in questo modo. Dai lavoro a un sacco di gente. Tutto fatto in casa.
Invece no.
Il “fatto in casa”, qui da noi vuol dire Tammorra, vuol dire Taranta oppure vuol dire Elettronica, oppure vuol dire sanremo (notare la minuscola).
Alla fine, magari, tutta 'sta curiosità dal pubblico non c'è. Alla fine, magari, se circola una massa più rilevante di quattrini per sole due mani invece che per duecento forse il capitalismo ne giova (io non ho fatto economia politica... boh !?!?).
Fatto sta che forse va bene così. Da una parte, pochi maledetti e subito, dentro locali a volte maleodoranti a sbattere la faccia contro altre facce.
Dall'altra l'aristocrazia, la nobiltà, la casta di eletti, che intasca verdoni a tutto spiano.
Ricchi e poveri. Molto facile. Molto comune. Molto rassicurante.
Forse 'sta robba della “forza eversiva del Rock'n'roll” è una calla, una bufala, una cazzata.
Forse si tratta solo di impegnarsi a fare intrattenimento meglio possibile e là, va da sé, gli Who, sono meglio dei Temporal Sluts, perché hanno la contraerea, le astronavi, il circo.
Le super band, girano con gli elefanti, non col furgone con dentro le casse da 4x10.
Magari stiamo tutti bene così.

Quello che mi chiedo è perché ci sono dischi fatti da sconosciuti mezze-seghe che mi hanno cambiato la vita (e per sconosciuto mezza-sega intendo un calibro come Robert Johnson o Muddy Waters o Johnny Cash... pensa i Black Flag che sfiga).
Magari chi brucia sotto la cenere, chi muove le cose da sottoterra ha piacere di starci.
Magari non esiste accesso tra i due mondi e la mia è solo una trista speme internazionalista (maledetto sia il mio retaggio politico).
Magari diceva bene (cane) che: “...chi suona nell'underground non ha alcun interesse a mettere la testa fuori da lì”.
Magari non capisco un cazzo in totale.
Nel dubbio però, giovini poco aitanti ma molto sonanti, disprezzatori di accordatori, rompitori di amplificatori, spingitori di cavalie... ehm... UNITEVI!!!
Voi che non avete domani UNITEVI!!!
Il vostro giorno verrà (ma sarà stato ieri...).
Per ora buone ferie. Buona attesa. E, diffidate gente, diffidate.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

sei sempre mejo te.... SEMPRE!!!!

un solo appunto: se parli della Roma devi scrivere 'a Maggica, con due "g".


sempre quellochesuonailbasso

il cuoco ha detto...

.....chiedo venia.
deve essere l'età che si fa avanzata.
o forse è un lapsus critico verso la maggica, chissà.........sei sempre mejo TE !!!!!!

il cuoco ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
V. ha detto...

peccato, era un bel post. Rovinato da' sti commenti...