10 novembre 2007

the life fantastic of Howard Newcombe

Insomma stamattina ho incontrato Richard e mi ha spiegato un paio di cose. Stava al baretto a Santa Croce, dove viene avvistato frequentemente, seduto a un tavolino rivolto verso il marciapiede: bastone, giubbotto da motociclista, parrucca, Richard. Niente occhiali da sole, un po' ho rosicato. Sul tavolino c'erano almeno tre tazze di caffé vuote (Alice ricorda cappuccino), un pacchetto di Winston Blu e briciole ovunque. Briciole e zucchero a velo anche sulla canottiera nera in bella vista e in grembo, jeans neri dall'orlo sfilacciato. Stava dicendo a un passante (che è stato grato per il nostro intervento e si è dileguato all'istante) che se digiti Richard Benson su internet ti esce "tutto un tabulato lungo così delle serate che ho fatto da trent'anni a questa parte".

Ci siamo rimasti male però, per il 2 novembre, Richard.
Ma guarda, non si poteva proprio fare.
Avevi da fare, Richard?
No, no, è che non avevo garanzie. Lo sai quanto mi volevano dare? Mille euro! Io normalmente prendo settemila euro a serata. In America mi hanno dato centomila dollari da una parte e centomila dollari dall'altra. Con mille euro non si può. E poi mi devo trasportare gli strumenti, devo pagare due trasportatori e poi devo pagare il gruppo. Alla fine mi rimangono duecento euro e con duecento euro che ci faccio?
Giustamente, Richard.
Ma con tutti i soldi che gli faccio fare, all'Alpheus... E poi dico: se avessi la passione, se mi divertissi almeno... Ma non mi diverto nemmeno più. Un paio di volte a momenti m'ammazzano, mi tirano le cose addosso; mi hanno mezzo cecato un occhio, l'ultima volta.
Beh, però è andata anche bene, direi, Richard.
Mah, insomma...
Ma come? C'era un delirio di gente, Richard.
E poi francamente ho preferito rimandare anche perché il gruppo non era all'altezza.
Ah, non è lo stesso gruppo dell'altra volta?
No, no, ci sono degli altri ragazzi. Quindi rimandiamo. E poi mi hanno quasi sfondato tutta la strumentazione. Ma dico, io non ho più garanzie. Sono andato a suonare in America, in Germania, in Spagna. In America è andata benissimo, in Germania il non plus ultra, in Spagna invece un disastro.
Come un disastro, Richard?
I locali non erano adatti.
In che senso non erano adatti, Richard?
Dico io: avevo chiesto sedici uomini di servizio d'ordine. Che ci vuole? Niente, i ragazzi dell'organizzazione erano della gentaglia. Insomma, è anche per la sicurezza vostra. Sennò va a finire che prima o poi si fa male qualcuno, prima o poi sale qualcuno sul palco e si mette a sparare.
Beh, non credo che si arriverebbe mai a tanto, Richard...
Ma no! Pensa che quando sono andato a suonare in America l'ultima volta, ero in Virginia, c'è stato un processo – che io ho vinto – perché a un certo punto un ragazzo si è messo a sparare e io, che quando sono in America sono sempre armato, l'ho dovuto seccare.
Ma come, Richard?
Eh beh, quello sparava all'impazzata, di sicuro avrebbe fatto male a qualcuno anche nel pubblico. Andavamo a finire come quel povero... Diamond Darrell dei Pantera. Insomma c'è stato subito il processo, io ho dovuto chiamare il mio avvocato da New York. Naturalmente ho vinto.
Ci mancherebbe, Richard.
Il mio avvocato, Howard Newcombe, si è imbestialito e ha cominciato a far partire denunce a tutti. Innanzitutto al Governatore della Virginia, perché il ragazzo ha sparato con l'arma del padre, ma poi si è scoperto che il ragazzo era psicopatico, era perfino in cura in un istituto e tornava a casa tutti i fine settimana. E allora dico, come si fa a dare il porto d'armi a qualcuno se ha il figlio psicopatico? E poi ha denunciato il commissariato, e poi ha denunciato gli organizzatori. Insomma è andata a finire che il Governatore, il Governatore della Virginia, mi ha dato dei soldi per lasciar cadere tutta la cosa. Io ho accettato, figuriamoci, e quindi abbiamo fatto a metà io e il mio avvocato.
Hai fatto bene, Richard.
Allora capirai che a queste condizioni per me non è possibile fare un concerto. Quando mi hanno sfondato gli amplificatori tu pensi che Radio Rock mi abbia pagato i danni?
No, Richard, non credo.
Eh, non mi hanno dato un cazzo. Quindi...
Sì però torna presto, Richard, ci siamo rimasti molto male. Ci faresti un autografo, comunque?
Come no.
Firma qui, Richard, a pagina 666.
A chi lo devo dedicare?
Ad Alice, Richard.
Solo ad Alice?
Sì sì, solo ad Alice, il libro è suo, Richard.
Ecco qua.
Grazie, Richard. Torna presto.
Senz'altro. Ciao ragazzi.

Adesso la mia donna ha un autografo di Richard Benson – con dedica – a pagina 666 del suo manuale di Circuiti per la Microelettronica (IV edizione), e io so che Richard è in grado di guardarti dritto in faccia mentre ti dice una delle più grandi cazzate che sentirai mai in vita tua.




Playlist>
Sham 69: Tell us the truth

3 commenti:

Marco ha detto...

migliore articolo!

marchebbau

spinningplate ha detto...

io provo un'invidia non quantificabile.

Anonimo ha detto...

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