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1 agosto 2008

E non rompete sempre li cojoni...

E bravi, bravi, i miei giovini apprendisti (e con questo non voglio autodichiararmi vostro maestro) che prima rispondono ai test di maispeis e poi, quatti quatti si scambiano dolcezze tra le lamentele. E bravo a (cane) che non poteva non abboccare alle risposte che DOVEVO dare su alcune tra le domandine-sibilline di maispeis.
Ebbene visto che volemo litigà, che mentre voi ve tajate a parlare di musica io devo cercare di occuparmene tra un culetto sozzo di merda, una notte insonne e l'alienazione da esule cretino e contento, e visto che c'avete tempo mo' un paio di chiarimenti non ce li leva nessuno.
Primo, nel prediligere i R.E.M. ai “Densi” Radiohead ho semplicemente applicato la regola di scegliere, nel dubbio, la musica più divertente: questo perché, mi sembrava, il criterio di fondo adottato fosse quello.
D'altra parte se il metro usato è quello della “cazzo di risata” ad ogni testa a testa, non ho visto ragione per tanta diplomazia verso i Radiohead, specie se in competizione coi R.E.M. che quanto a “cazzo di risata” gli fanno un culo così, O MI SBAGLIOOO???
Secondo, ho ammesso, sanza timor alcuno che i Radiohead facevano musica migliore e per migliore potremmo, volendo, intendere proprio quell'aggettivo: “Densi”, che mi è tanto piaciuto nel leggere le lamentele.
Ma, a questo punto, punto sul vivo (e perdonatemi la tautologia linguistica), vado oltre e dico cose.
Perché difendo così tanto un gruppo che non è nemmeno nella mia top five come i R.E.M.?
Che motivo ho di farlo sopratutto quando, in un questionario demente, se la giocano con i Radiohead?
La risposta è NESSUNO.
Nessuno dei due gruppi mi ha cambiato la vita ed entrambi mi hanno allietato (di più i R.E.M.) non più di qualche giornata ma il discorso qui prende una piega che ritengo giusto spiegare.
I R.E.M. vincono, ai miei occhi, non in grazia della loro maggiore fruibilità, né per il fatto che sono più divertenti (cosa facile in un confronto coi Radiohead) nell'accezione ludico-musicale del termine. E dico questo, perché sappiamo esserci persone capaci di divertirsi DAVVERO coi Radiohead o con gli stessi Depeche Mode esattamente come il sottoscritto coi Clash o coi Sonics e compagnia cantando.
La superiorità è data dall'eleganza, dalla raffinatezza e dalla SEMPLICITA' con cui Stipe, Buck (che è un chitarrista ESTREMAMENTE concettoso, proprio come, guarda caso, Greenwood o, per capirci, The Edge ma meno effettoso) e compari riescono a parlare anche di cose complicate.
Credo le due band siano straordinariamente più assimilabili l'una all'altra di quanto si creda: se posso ipotizzare ascolti di musica stramba e avanguardista per Thom Yorke, posso riuscire a farlo anche per Michael Stipe, che è uno che ha letto, ha studiato, ha capito, quanto l'albionico suo antagonista, e vince bene, c'è poco da fare per me.
La ricerca testuale di Stipe non è mistero per niuno caro (cane) e se a questo non ha corrisposto un'eguale complessità musicale per me è solo un pregio perché questa è musica POP, e il POPolo ama la semplicità.
PER QUESTO, (CANE), I RADIOHEAD LI ASCOLTI COSI' POCO.
Certo, i Radiohead sono grandi: fanno cantare tutto un pubblico anche in mezzo a quegli strati e strati e strati di tensione, menzionati nella lamentele, ma senza nessuno che gli dica “SONA PORCOIDDENAAAAAAA”e dunque, per loro, è più facile.
PER QUESTO, (CANE), I RADIOHEAD LI ASCOLTI COSI' POCO.
Perché preferisco i R.E.M.? Perché mi illudono di suonare per me mentre sono certo che i Radiohead suonino per esprimersi, per se stessi, per dirci semplicemente dove sono arrivati; perché i Radiohead sono veri artisti e i R.E.M. provetti e raffinati artigiani.
PER QUESTO, (CANE), I RADIOHEAD LI ASCOLTI COSI' POCO.
In fondo una parte di te, con loro, si rompe i coglioni. Se li rompe nonostante l'ammirazione sconfinata che nutre per loro (come me); se li rompe nonostante la loro genialità; se li rompe nonostante siano talmente fichi da non avere bisogno di etichette, perché internet e bla bla bla....
Perché, miei dolci, sfuggire alla propria natura?
Perché siamo variegati didentro? Perché siamo variegati didietro (come il gibbone)?
Perché QUALCUNO è già a lavoro alle 6.30 e NON sta ascoltando i Radiohead?
Perché il pepe al culo serve, miei tesori e perché, scusa (cane), ma non sono sicuro che i Radiohead non vogliano essere un gruppo rock'n'roll; sicuramente non vogliono essere “Rock” ma questo nemmeno noi lo vogliamo. In fondo, allora mi chiedo, gli stessi R.E.M., che, sono una rock'n'roll band? Sì certo, ma anche no. Se fai mente locale, vedrai che tanta stampa musicale dell'epoca li etichettò come la risposta americana agli U2 e forse è con loro che andava fatto il testa a testa (e lì chi faresti vincere mio ministro della propaganda preferito?), non con i Radiohead che hanno il vantaggio di aver potuto scegliere di NON essere come i R.E.M. semplicemente perché vengono dopo. Insomma qui si tratta di un regolamento di conti nella storia del Pop, non del Rock'n'Roll: il paragone calzava ma i tempi no, il vostro criterio di scelta era chiaro e limpido, nonchè condivisibile e dunque, le jeux son fait: R.E.M., era semplice.

Una chiosa me la permetto. Sì, miei splendidi, mie furie anarco-musicistiche che siete Punk proprio perché dite cose anti-Punk, perché avete capito che il punk è, certo, ribellione, incazzatura, chitarre imperfette, tre accordi pallalungaepedalare ma anche tenerezza, nessuna paura di essere fragili e persi perché il punk innazitutto fa male a se stesso e poi, solo poi ed eventualmente, agli altri.
Così nel vostro parlare antipunk fate male a voi stessi, negate voi stessi. E da veri punk quali siete non scegliete (perché un Punk c'ha problemi, non soluzioni e canta di quelli e non di queste) quando si tratta di Radiohead o R.E.M.: un punk non sceglie ma, più saggiamente, se ne fotte.
Detto questo da dove viene il Punk? Dal rock'n'roll, ricordate, Elvis, Little Richard, Eddie Cochran... E DUNQUE AVRESTE DOVUTO FAR VINCERE I R.E.M. PUNTO!!!!

Vi taccio di incoerenza ma, come dice Achille Campanile: ”Ci sono regole piene di eccezioni: sono confermatissime...”, perciò dopo avervi tacciato, vi abbraccio E VENITEME A TROVA' LI MORTACCI VOSTRA!
Semper vostrum
il cuoco

P.S. Quanto ai Pink Floyd hai ragione tu, ho detto una cazzata o meglio mi sono espresso a cazzo.
Che vuoi farci, anche questo è un retaggio di tempi che furono, quando c'erano i VERI Pink Floyd (di Barrett), i VERI Black Sabbath (di Ozzy e non di quel coglione di Dio), i veri Duran Duran (non quella scopiazzatura dei Power Station) etc. etc. etc. gli anni '80 sono stati un vero inferno, beato te che nel 1989 c'avevi 10 anni. In fondo che senso ha difendere i Pink Floyd, è come difendere, che ne so, i Popol Vuh, ma chi se li incula i Popol Vuh.....

P.P.S. occhio, (cane), a come parli degli UK Subs, ti tengo d'occhio...

30 luglio 2008

ed ecco puntuale la glossa pedante

Voi pensavate che di fronte a una cosa banale e superficiale come un test su maispeis avrei potuto trattenermi dall’essere pedante? Credevate che avrei concluso che non ne valesse la pena? Ritenevate che avrei chiuso per eccesso di ribasso di fronte a una cosa peciona tipo Beatles o Rolling Stones? Beh, amici: non avete capito un cazzo.

Ecco dunque un paio di osservazioni del tutto personali sull’intervento di cuoco, cosa che tra l’altro mi riempie d’amore e d’ormone, perché se c’era un motivo (o uno dei principali) per cui avevo pensato a questo blog è proprio LITIGARE.
Vabbè, discutere.

R.E.M. (cane), cazzo, devi dire R.E.M.!!! Non puoi menarla cò ‘sta storia della musica divertente e piripì e parapà e poi mi cadi qui. R.E.M. perchè non hanno mai speculato sui bassi istinti di nessuno.

Caro cuoco, tu hai ragione, mica no. I Radiohead sanno spesso essere un dito in culo e non sono immuni da critiche di speculazione. Oggettivamente, due tra le loro canzoni più brutte (e non a caso più conosciute), sarebbe a dire Creep e Street spirit, sono due canzoni che potrebbero un po’ costituire l’equivalente del film per mamme del pomeriggio di Canale 5 (o almeno del pomeriggio di Canale 5 fino al 1999, anno in cui ho iniziato a non guardare più la tv), quella roba tipo [Metti titolo qui] nella culla, o [Metti titolo qui] in corsia.
Piangi, piangi, dice alla mamma Canale 5 – o Creep, o Street spirit – che le lacrime fanno bene e hai visto mai che recuperi un po’ di contatto con le tue sensazioni più sepolte. Benché io voglia loro bene come a degli zii un po’ frou frou, i Radiohead sono un gruppo che mi divertirei pure a bersagliare di feci, se non fossero così maledettamente geniali. Andiamo: da OK Computer in poi non hanno sbagliato un disco, hanno sempre avuto una scrittura efficacissima e adesso sono ancora meglio e SI FA PURE FATICA A CREDERCI, e riescono ad essere intensi ma mai (o rarissimamente, negli episodi meno riusciti) melensi; ma poi c’è la faccenda di non mettere spot su MTV, e poi c’è la faccenda di tutto l’apparato grafico e “politico” in senso lato, e poi c’è la faccenda di essere delle macchine discografiche perfette, sia nel senso che i loro dischi fanno un uso dello studio e della produzione come strumento e sono davvero i degni eredi di Sgt. Pepper’s (che musicalmente parlando non sarà nemmeno il disco migliore dei Beatles, ma dal punto di vista della produzione o del concetto SI', cazzo), sia nel senso che a una certa hanno pure rinunciato alla casa discografica andando in culo (e facendo finalmente scoprire l’acqua calda) a mezzo mondo. Loro, i Radiohead, sono di Oxford, sono anni che studiano e vogliono insegnarti qualcosa, anche se devono un po’ piagne per dirtela.
I R.E.M.? I R.E.M. sono americani, come facciamo a fare un paragone? Sono cresciuti praticamente in mezzo al nulla nella Georgia e stanno in fissa coi Byrds. I Byrds, capito? Il jingle-jangle del mr. Tamburino e del suo inventore. He was a friend of mine e – tutto sommato – le cannette. E poi hanno iniziato 10 anni prima, e mentre tutti alzavano il volume a tutta callara, loro INVECE NO
che poi è lo stesso motivo per cui rispetto di più i Dire Straits dei, che ne so, UK Subs. E allora vai con il canale pulito del Twin e la Rickenbacker a 12 corde, mo' ve famo vede.
Loro, attraversando
anche un po’ a cazzo di cane gli anni ’80, hanno dovuto tenere botta in mezzo a sgallettate e reppatari e assoli formidabili.
Loro, i R.E.M. sono americani e devono aspettare a lungo
o inventarsi qualcosa – per potersi finalmente prendere una sbronza come si deve. Hanno un modo diverso di concepire il divertimento da ragazzetti, e non hanno l'OCEANO tra loro e Little Richard (e divin bambino Gesù, non hanno avuto Clapton).Loro, i R.E.M., ormai sono la storia (o nella storia, meglio) del rock and roll, mentre i Radiohead no, anche se sono destinati a entrarci a breve.
Ecco perché NON POSSO scegliere tra Radiohead e R.E.M. Anche se adesso come adesso dovessi portarmi un disco solo nella famosa isola deserta (che a 'sto punto è un’isola bellissima piena di scheletri e di dischi degli altri) mi porto appresso uno a scelta tra Murmur e Reckoning. Se canta mejo, è tutta n’antra storia.

[…] i veri Pink Floyd (quelli di quel fulminato di Barrett) per quanto buoni hanno scritto meno pezzi buoni, anche dei primissimi WHO.

Caro cuoco, stella polare dei miei polsi rotti, mia spilletta della rivoluzione: anche qui, permettimi un appunto. Secondo la mia modesta opinione di Rompicoglioni™, questa cosa dei VERI Pink Floyd di Syd Barrett in opposizione ai FALSI Pink Floyd apostati ed eretici di Roger Waters (o, dio ce ne scampi, di quella vecchia zitella di David Gilmour), è un po’ un mito da sfatare. Andrò ora ad illustrare la mia tesi.
Ti ricordi che qualche mese fa parlavamo di Björk, io e te? E come se non bastasse ne scrissi anche sul blogghe? Ricapitoliamo.

Il teorema che formulai per Björk è quello per cui se nella tua carriera hai fatto 10 dischi e, di questi, 6 mi rompono il cazzo (cioè la metà più uno), allora: TU, aritmeticamente, mi rompi il cazzo, quod erat demonstradum. Al massimo, pe' esse boni, posso dire che Björk è una che mi rompe il cazzo ma che ha fatto delle cose valide, o piacevoli; che, per beneficio dei nostri 7 lettori, sono Debut, Post e Homogenic. E BASTA: parlate con chiunque, vi dirà che i dischi successivi sono una palla, anzi no: parlate con qualcuno di SINCERO e che non intenda fare il figo dicendo che Sì, a me è piaciuto. Stronzate, è come farsi piacere la roba che fa quello spostato di suo marito: è roba SPERIMENTALE, al massimo si CAPISCE, non si GRADISCE, è fatta APPOSTA. Oh, daje.
Applicando il teorema di Björk ai benemeriti Pink Floyd, la dimostrazione è ancora più evidente. Siamo tutti d’accordo che l’UNICO disco valido dei Pink Floyd sia The piper at the gates of dawn e che tutto il resto sia fuffa ridicola, pomposa e autoreferenziale, quando non materiale di scarto messo insieme in attesa che l’ispirazione arrivasse, come alla fermata dell’autobus. Tuttavia, se in una discografia di 14 e non dico 12 e non dico 13 dico 14 siori 14 album, se ne salva uno solo, è troppo facile sottolineare che in pratica i Pink Floyd sono un gruppo truffa, degno dei peggiori Doors.
Ma non solo. Quando Barrett ha fuso la testata, i Pink Floyd, come gruppo, non hanno sostituito l’elemento con un altro che potesse essere in grado di proseguire il discorso. No, hanno solo preso un chitarrista bravo a fare gli assoli, fottendosene della sostituibilità. Certo, a volte lo stesso meccanismo ha portato a grandi botte di culo (pensate a cosa sarebbe successo ai Rolling Stones se Brian Jones non fosse schioppato: avoja a pipponi tipo Their Satanic Majesties Request, il disco più INVIDIOSO della storia), però è anche vero che al di là delle folle oceaniche (che poi che c’entra, le folle oceaniche le fa anche Vascorossi: che, è un grande artista, Vascorossi?) tutti: critici, fan affezionati, giornalisti e radiatoristi hanno SEMPRE sostenuto che Eeh, quando c’era Barrett era un’altra cosa.
Benissimo, ci stiamo arrivando: se un gruppo non lo capisce, che sta facendo minchiate, è un gruppo che ha perso l’ispirazione, che ha perso la direzione (e che è destinato a morire a breve, come la MOSTRUOSA ultima formazione apocrifa dei Clash) o, al contrario, un gruppo che NON CAPISCE LA MUSICA, perché in primo luogo non è capace di capire la propria. Un gruppo che non è in grado di ascoltarsi e giudicarsi oggettivamente (e questo si era capito, basta ascoltare Atom Heart Mother), di mettersi dei limiti e di capire quando la frittata è fatta, è un gruppo un po’ del cazzo, diciamoci la verità, e non la puoi sempre buttare a assoli e laser, su: alla lunga scocci, e infatti così è stato.
Dunque, VISTI GLI ATTI E SENTITE LE PARTI, è ovvio che un gruppo come i Pink Floyd, proprio a ben guardare, non ha vita propria, ma solo alla luce di questo leggendario primo disco (che come molte cose, a me non piace ma rispetto) che però non si è mai ripetuto, contravvenendo perlopiù alla Prima Legge dei rompicoglioni come me: Hai fatto un disco bello? Bene: MO’ FANNE UN ALTRO. Quod erat demonstrandum, aridaje.

18 aprile 2008

episodio IV

Sono i numeri, a parlare. Nel senso, se un disco uscito nel 2008 già l'ho ascoltato cinque volte e NON per lavoro e NON per forza o per studiarlo, vuol dire che sono di fronte a qualcosa. Drammatico: io ascolto almeno 10 dischi a settimana, e me ne ricorderò a stento 2, e di questi 2 mi ricorderò al massimo due o tre tracce. Certo, ci sono eccezioni, ma sono rare, e sicuramente NON (e siamo al terzo non maiuscolo in cinque righe, signori) occorse nel 2008.
2008 che tra l'altro nonostante sia iniziato da quattro mesi abbondanti, ha già visto un bel po' di gruppi poopolari e mediamente apprezzati tornare nei negozi (e lì rimanerci muahahaha) con dei lavori nuovi e iperstrombazzati. I Counting Crows, per esempio, dopo sei anni di silenzio hanno pubblicato un disco di cui non c'era affatto bisogno, o i redivivi Black Crowes, che tornati a fare blocco con Rick Rubin hanno messo fuori pure loro un disco di cui non c'era bisogno, ma che almeno riesce a conservare lo stato di veglia fino alla fine, e soprattutto dimostra che il gruppo non è steso definitivamente sui suoi allori, ma ha ancora voglia di fare qualcosa di fresco, in buona parte riuscendoci. Lo stesso Trent Reznor ha deciso di versare nei nostri iTunes (ehm, nei VOSTRI iTunes) un'altra quarantina scarsa di tracce, pubblicate inizialmente con la stessa tattica (se non più fondamentalista) dei Radiohead, comprese di (magnifiche) copertine, cazzi mazzi frizzi e lazzi. Un disco anche questo insopportabile per chi non sia convertito con fede al Reznorismo, cioè per chi apprezza i suoi dischi perché li ha fatti lui. Insomma, finora di dischi che ho voluto riascoltare, o di cui mi ricordo ALMENO UNA TRACCIA a memoria, non ce ne sono.
E qui arriva l'eccezione.

Io onestamente temevo che il nuovo disco dei R.E.M. fosse un'altra calla di passaggio come lo erano stati i due precedenti dischi, pieni sicuramente di cose carine, ma senza quella grandezza che da un gruppo del genere bisogna aspettarsela, poi quando ho letto in giro, sull’AUTOREVOLISSIMA rubrica musicale di Repubblica “Questo sarà un disco molto rock”, mi sono effettivamente preparato alla catastrofe, dato che rock è la parola che la stampa italiana mette ai dischi quando sono banali – e del resto è anche vero che se non sono banali, la stampa italiana dei dischi non ne parla, altrimenti come faremmo ad avere VascoRossi tra i coglioni da quasi trent’anni?
In alternativa: ero terrorizzato dall'idea che si fossero imbarcati in un altro viaggio sperimentale che avrebbe portato a una bella rottura di coglioni come Up, anche se tutto sommato loro per quello sono completamente giustificati, perché rischia di veder stirare MENTRE STAI SUONANDO il tuo batterista, uno con cui sono vent'anni che suoni, ci vivi, ci litighi, ti ci sbronzi e vai in giro in furgone (o nel jet privato, fa nulla: sempre di sindromi di Peter Pan in un interno parliamo). Poi sfido chiunque a non tirare fuori un disco cupo e attorcigliato su se stesso come un punto interrogativo – benché tra le sue fila possa annoverare due tra le canzoni più splendentemente delicate dei R.E.M., e cioè At my most beautiful e quel miracolo che è Daysleeper.
Giustificato questo, e compreso nel suo arco anche l'aggiustamento di tiro dei due dischi precedenti (che vale la pena ricordare siano stati punteggiati da un Greatest Hits e da un live), qua o ci si aspettava grandi cose o lo sfacelo totale, sarebbe a dire che i R.E.M. si perdessero definitivamente per strada come – che ne so – gli U2. E invece Accelerate è uno dei dischi migliori e più vivi della loro produzione dai tempi di New adventures in Hi-Fi, quindi da una decina d'anni a questa parte.

Ora, detto tra noi, 'sto disco non è figo (solo) perché le canzoni dentro sono orecchiabili, divertenti, memorabili ed efficaci (in due parole: scritte benissimo), quanto perché questo disco ha un carattere, evidente e ben preciso, che getta una luce piuttosto netta sulla band e sulla sua attitudine. Accelerate è un disco umile, fatto da gente divertita per divertire e divertirsi. Dentro ci sono cose che un orecchio attento percepisce, e un orecchio meno attento no ma non per questo può goderne di meno. Dentro c’è l’american music, Bob Dylan, Lou Reed, Springsteen, e soprattutto l’ingrediente migliore: un sacco di primi R.E.M. Ora lo so che il cuoco salterà su a dire Sì ma i primi R.E.M. in realtà sono i Byrds con l’impianto wave, e io gli risponderò Va bene, hai ragione ma non è questo quello che volevo dire.
Quello che volevo dire è che i R.E.M. hanno fatto nel 2008, a quarant’anni e passa di età, un disco che avrebbero potuto fare venticinque anni fa, a vent’anni – e per inciso: un disco che nemmeno un ventenne farebbe, nel 2008. E volete sapere perché? Ve l’ho già detto: perché Accelerate è un disco UMILE, di una band che umile si è rivelata, all’apice della carriera, e dall’alto di una posizione che molti altri gruppi stanno scialacquando o mettendo a rendita come un appartamento a Trevi.
Al contrario. Si sono chiusi in una stanza e hanno scritto canzoni dimenticando di essere i R.E.M., ma essendolo e basta: spontaneamente, creativamente e liberamente non hanno potuto fare a meno di ritrovare l’entusiasmo di suonare piuttosto che fare soldi facili, e aoh: l’entusiasmo sta nella musica che ascolti, perché è stato già abbastanza dimostrato, secondo me, che se al contrario si cerca l’entusiasmo nella musica che si è riusciti a fare si fa la fine dei Beatles nel 1968, cioè ER PEGGIO CARROZZONE (anche se magari avercene; ma è di attitudine, sempre, che stiamo parlando).
Risultato, Accelerate, che è un disco grandioso ma senza grandeur, come avrebbero fatto per esempio gli U2, ma del resto che volete? In questo sta la differenza tra essere americani e irlandesi, non ce la possiamo prendere con gli U2 perché se la tirano, loro sono stati i Beatles d’Irlanda, l’Unico Gruppo Irlandese (se escludiamo i Pogues che insomma, a escludersi ci hanno già pensato da soli), sono una bandiera nazionale, provate a intervistare la bandiera italiana che sventola al Quirinale, vedete quanta boria tirerà fuori. Essere americani in questo caso, invece, aiuta, perché con la tradizione nazionale devi confrontartici. Fare rock americano in America significa che gli spettri di quella gente che ti ha influenzato (Bob Dylan, Lou Reed, Springsteen) ce li hai alla porta, pronti a visitarti in qualsiasi momento, magari addirittura fisicamente. Non è facile alzarsi a rappresentanza del rock americano (se per rock intendiamo CHIARAMENTE le sue estensioni più larghe).
E allora ecco perché i R.E.M. hanno fatto un disco strepitoso: perché non hanno avuto paura di dire la loro, a differenza di altri che hanno voluto mettere un punto e hanno fallito (come gli ultimi due dischi del Boss, per esempio) su questa tradizione: commento e non rinnovamento, immettersi nella corrente senza combatterla per forza, testa alta, orecchie pulite, e la cosa fondamentale: le chitarre a cannone, cazzo.



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John Coltrane: Syeeda's song flute
Ben Folds Five: Underground
Weezer: No one else
Black Lips: Slime and oxygen
Tom Waits: Warm beer and cold women
Faith No More: Evidence
Blood ’77: Loyalty street
Earth, Wind & Fire: Can’t hide love
Booker T. & the MG’s: Can’t be still
Eric “Monty” Morris: Enna Bella
Bob Dylan: Subterranean homesick blues
Stevie Wonder: I was made to love her
Ani DiFranco: Heartbreak even
Discharge: The possibilità of life’s destruction