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15 luglio 2009

Troppo martini a stomaco vuoto (dove ci si loda e ci s’imbroda perché ce n’era la voglia)

Allora, io questa sera avevo tutt’altre intenzioni: avevo messo a letto l’erede e con sommo disprezzo del pericolo avevo intessuto un lungo di rituale di accoppiamento col martini – che non è come una bella signora ma dà le sue soddisfazioni – e stavo per arrivare, in ascetico digiuno, a guardarmi Totò e Carolina, solo per il gusto di vedere un film che fu censurato dalla commissione presieduta da Andreotti, a stomaco vuoto che, strano a dirsi, non c’ho fame per un cazzo.
Come spesso avviene, il mio ditino clicca inopinatamente sul tasto sinistro del mouse quando la freccetta è in sosta sul link del sito di Repubblica.
Scorrendo con tedio le varie stronzate che costituiscono il bagaglio di una testata talmente desiderosa di farsi “voce democratica” da essere noiosa come il sabato fascista, finisco sul link di XL – estensione musicale e di costume della suddetta testata – che in copertina presenta una sparata agiografica per Manuel Agnelli e gli Afterhours presentati al lettore come esempio della “valida scena indipendente italiana più o meno ostracizzata dalle major ma che spigne all’estero...”. E giù via con una sfilza di nomi che vanno da Cesare Basile e passano per i Baustelle o i Subsonica o altri ameni musicanti di questa nostra sventurata nazione.
E poi giù un’altra volta, questa volta per voce di Manuel Agnelli, con una sparata sulla cecità delle major e delle testate giornalistiche che prima di pronunciarsi su qualcosa consultano i numeri, le cifre e poi scrivono. E ancora giù co’ ‘ste cazzate del “fare informazione piuttosto che del fare cultura” e di quanto l’italia sia un paese sottosviluppato per cultura musicale e per tutto e blah blah blah blah...
Ad avvalorare il tutto v’erano poi altri link parecchio irritanti in cui, udite udite, vasco rossi e ligabove (si notino le minuscole) quasi quasi si scusavano per il fatto di onorare un contratto ancora valido e da loro non rescisso (e volevo pure vede...) e sparavano a zero sulle etichette, tutti pronti a tirare fuori i Radiohead come esempio fulgido di indipendenza e di lungimiranza comunicativa, e pontificavano sul fatto che la crisi è nel supporto e non nella musica.
Non pago della tortura già ricevuta e sempre per un beneficio del dubbio forse più benevolo del solito a causa del martini, me ne vo per la rete alla ricerca di tracce degli Afterhours, di cui trovo un brano intitolato “il paese è reale” che credo abbia concorso a sanremo e poi incappo in tale The Niro il quale è di Roma come me e come me o cane o altri diecimila scrive in albionico ma ha successo, lui.
Che devo dire, non so, mi sono detto che ero dentro un paradosso e nel dubbio – come ogni volta che ho un dubbio – ho iniziato a bestemmiare sommessamente, come un sisma che sta arrivando.
Ma che vogliono questi? Ma che dicono?
Quando erano indipendenti si cacavano addosso dalla voglia di essere presi da una major e poi, dopo che questa gli ha insegnato come essere dei maledetti, dei ribelli VENDIBILI, sparano sul quartier generale come se glielo avesse detto il presidente Mao in persona.
Ma che vogliono? Ma, soprattutto, chi si credono di essere?
A me sembrano, a me sembrano, come dire... Ecco! A me sembrano il PD!
Pieno di alternativi ma col buon senso, pieno di ribelli ma senza rabbia vera, pieno di democrazia da rivistine benpensanti. Mi fanno impazzire questi che, arrivati alla soglia dei quaranta, dei cinquanta, dei cinquanta e rotti scoprono il “sistema” e scoprono che gli sta sul cazzo: bella mossa, davvero, originale, cioè ovviamente fare queste affermazioni su un inserto a tiratura nazionale non ha nulla a che spartire con una cosa come, che ne so, la PROMOZIONE o la PUBBLICITÀ vero, avanguardie rivoluzionarie dei miei genitali sudati nel torrido meriggio siculo?
Voglio dire, la crisi dei quaranta o, che ne so, la prostata, non costituiscono il sostrato emotivo delle vostre esternazioni libertarie e ribellistiche, VERO?
Io, nel dubbio, lo dico: ANNATEVENE AFFANCULO!!!
No: mica per altro, semplicemente perché il sottoscritto, cane, valerione, nanni e altri splendidi eroi e compagni di sbronze mentre voi vi appisolavate nel bus da paura affittato per il tour statunitense respiravano merda nelle loro automobili a gpl e, se la serata era di quelle buone, ascelle e fiati etilici sul palco, vicino al palco, nel backstage (quando c’era) e fuori dal locale-spazio-posto dove avevano suonato. E quindi com’è la storia? Voi siete gli indipendenti e noi gli sfigati ?
ANNATEVENE AFFANCULO!!! Voi sputate in faccia alle major e noi rosichiamo? Non è così, dunque, ANNATEVENE AFFANCULO !!!
Con quello che di veramente indipendente, indipendente nel senso che non gliene frega una sega delle major, dei grandi canali di informazione e di tutto il resto, solo a Roma ci si può riempire un elenco telefonico, ci si fa le pagine utili. E molti di noi ci sono stati lo stesso in America, in Russia, in U.R.S.S., in Germania, nella perfida Albione senza tutte ’ste pippe, quindi Manuel Agnelli, Vasco Rossi e compari ANNATEVENE AFFANCULO!!!
Agli indipendenti, ai, perché no, autonomi (licenza poetica) ’ste storie non hanno mai interessato, sono rimasti a stomaco vuoto e hanno continuato a mantenere i loro impieghi perché la musica non ingrassa né loro né i loro figli e tutta la vita è un combattimento contro amplificazioni di merda, locali semideserti, esercenti rottinculo, strumenti di quart’ordine, bollette, multe, affitti, conflitti d’interesse con le consorti, i fidanzati, le fidanzate, i suoceri, le madri, i padri, i rimorsi per aver mollato l’università, il rimorso per aver desiderato e per desiderare ancora la stessa cosa: SUONARE !
E con questo rimorso, ammesso che sia tale, ci si vive da paura, ci si sente liberi, ci si sente uomini e quando arriva uno di voi santarellini col naso zozzo di coca a fare la predica l’unica risposta è ANNATEVENE AFFANCULO, quindi, di grazia, fatelo.
Perché poi, alla fine della fiera, me la sono sentita la roba degli Afterhours e di The Niro, bravi bravi ma, per parafrasare Sam Phillips quando Johnny Cash andò alla Sun per registrare brani gospel: ”NON VI CREDO”. Johnny Cash, lì per lì, riuscì a tirare fuori Folsom prison blues, voi cosa tirerete fuori, il 740?
Bravi bravi, mentre scimmiottate la star inglese o il cantautore scandinavo ma in finale io vi leggo dentro: voi avete il culo ampiamente coperto e forse lo avevate anche prima della notorietà. Come dire? Ancora co’ ’sta solfa veterocomunista del figlio di papà?
Sìììììììììììììì!!!
Adoro quella roba. Tra l’altro, spesso, è più vera di quanto ci si aspetti e dunque, bravi, bravi, belle le chitarre, l’immagine, il trucco, il sound, bello tutto ma non serve. Un giorno sarete passati e niente, ripeto, NIENTE, nessun trucco, nessuna nostalgia, nessuna retrospettiva vi resusciterà. Inutili come fotografie del vostro presente; inutili come digestivo tradizionale ad un indigeribile futuro.
La musica non ha bisogno di supporti, né del mercato, né di voi, fondamentalmente è tradizione orale, tramandata nei modi più strani, passata di mano in mano, attraverso canzoni insegnate, sessions consumate in casa sui resti della gricia, concerti incontrati per sbaglio e sogni, infiniti sogni ad occhi aperti, fatti mentre Sam Cooke smuove i culi dell’empireo tutto. A tutti piace entrare in “un mercato”, per carità, semplicemente, l’indipendente, se non ci riesce, continua a suonare lo stesso, perché non ne può fare a meno.
E poi, in finale, a Manuè, sempre Agnelli fai de cognome, vedi d’annàttene...

Bone cose.



Playlist>
Quincy Jones: You’ve got it bad, girl (***)
Talk Talk: Spirit of eden (****) (hanx dog)
The Human Beinz: Nobody but me (****)
Various Artists: The best of Loma records (****)

5 febbraio 2009

perché la chiarezza non basta mai

Insomma pare che è uscito - a quanto ho capito - un nuovo cd di Scarlett Johansson, che è un singolo ed è semplicemente un pezzo contenuto in un film che ha tante fighe dentro che poi ovviamente ne ha parlato pure il sito di Repubblica (ma non del film, c'era solo la fotogallery delle fighe, non ci si sbaglia).
E: dato che la nostra eroina sta in fissa con le cose chic, s'è messa di buzzo buono e ha coverizzato (ché grazie al cielo almeno le velleità cantautoriali da signora Sarkozy le lascia ad altri, tipo appunto alla signora Sarkozy e alla sua voce calda come un bastoncino di pesce appena tirato fuori dalla scatola) Last goodbye dell'ormai abbastanza compianto Jeff Buckley.
Mo' parliamoci chiaro: io sta canzone di Scarlett Johansson non l'ho sentita e non la voglio sentire, così come non ho sentito e non ho voluto sentire il disco con dentro i pezzi di Tom Waits (nonostante l'insistenza di Alice che è una donna coraggiosa ed è IMMENSAMENTE giovane, quindi non è ancora così avara del suo tempo - e nonostante all'inizio un po' di curiosità l'avessi pure avuta dato che se c'è di mezzo Tom Waits io mi faccio la pipì addosso come se si trattasse della mamma, c'ha ragione il cuoco), quindi è possibile che non ho proprio capito un cazzo e non so proprio nulla di quello di cui sto parlando (il che tra l'altro non è nemmeno la prima volta su questo blogghetto).
TUTTAVIA credo che sia opportuno rimettere un attimo i puntini sulle i, riguardo la nostra biondissima amica: Cara Scarlett, noi abbiamo capito che ti piace cantare e sicuramente ti dà anche gusto, come più o meno a chiunque - nonostante tu sia una megastar avrai anche tu le tue docce e i tuoi GRA in coda sui quali canticchiare o cantare a squarciagola coi finestrini chiusi -, e soprattutto è molto carino da parte tua farci sentire tutte le cose che sai fare, ma davvero: noi non siamo mai stati così esigenti, senza contare che per essere davvero apprezzata e andare incontro alle richieste del mondo intero credo che sia un'altra la richiesta che noi vorremmo farti una volta per tutte: non c'è bisogno di cantare, Scarlett, basta che ci fai vedere le SISE.
Ecco sì: stai ZITTA e facci vedere le SISE. Le TETTE, le BROCCHE, le BOCCE, le MINNE, Scarlett: le ZIZZE, le MENNE, le PERE, le MAMMELLE, le ZINNE. Le BOMBE, Scarlett: Le BOMBE.

Più chiaro di così davvero, proprio non... boh?

PLAYLIST>
Joe Harnell: Green grow the lilacs
Gravenhurst: The collector
Muddy Waters: I feel so good.

18 novembre 2007

Cose da poco che mi fanno arrabbiare molto - #1

Leggevo su Internazionale che Repubblica sta per far uscire IN ESCLUSIVA (caratteri cubitali) il nuovo libro di Stephen King. Meglio, su Internazionale ho visto la pagina pubblicitaria che Repubblica ha comprato per promuovere l'iniziativa.
Beninteso, non ho niente in contrario al fatto che i quotidiani escano insieme a libri, volumi dell'enciclopedia, raccolte di fumetti, quel cazzo che vi pare. Visto che la maggior parte degli italiani non ha mai messo piede dentro una libreria, e se ce l'ha messo è stato per comprare il libro del papa o quello delle barzellette su Totti (che ALMENO mandava tutto in beneficenza, al contrario del papa che secondo me i soldi se li mette pure in tasca: magari si tiene pronto per quando l'Acea gli manderà l'ingiunzione di pagamento per la corrente consumata E MAI PAGATA dal Vaticano); visto che gli italiani non leggono un cazzo, insomma (questo almeno in media: io e la mia donna e i miei amici da soli alziamo il quoziente del quartiere, come minimo), mi pare che almeno una minima, una timida proposta sia una cosa positiva. Certo, poi la gente coi libri ci può sempre fare quel cazzo che crede: quando lavoravo in libreria una sera imboccò un tipo che mi chiese due metri e mezzo di libri – possibilmente tutti della stessa collana – per riempire una libreria che aveva appena comprato. Però insomma, almeno uno ci prova, a spigne i libri.
Dunque che cos'è che mi ha fatto rosicare a bomba, sveglio da dieci minuti, mentre sorseggiavo il caffé e sfogliavo Internazionale seduto in un posto che non vi dirò ma non per questo non è importante? Mi ha fatto rosicare il fatto che questo libro esce in edizione italiana a firma di “Stephen King con lo pseudonimo di Richard Bachman”. “STEPHEN KING (ancora caratteri cubitali), con lo pseudonimo di Richard Bachman” (a caratteri scubitali, talmente piccoli che a una prima occhiata ve lo potete anche scordare, di leggerli – probabilmente passerete metà della vostra vita senza nemmeno immaginarlo).
Secondo il DeMauro, uno pseudonimo è un “nome fittizio sotto cui una persona sceglie di svolgere la propria attività spec. in campo letterario, artistico o dello spettacolo”. In altre parole, uno pseudonimo nasconde il nome del vero autore di un'opera per motivi che poi sono cazzi dell'autore, non sta a noi dirlo e dopotutto non ci frega niente, perché un libro non smette di essere bello se l'ha scritto mio zio o Saramago (per i lettori meno accorti, no: mio zio e Saramago non sono la stessa persona). Stephen King adotta lo pseudonimo Richard Bachman dal 1977, cioè da tre anni dopo che la sua attività editoriale era iniziata. Non lo so perché lo faccia, non me ne frega nemmeno niente, ma dev'essere perché magari sotto quel nome fa uscire alcuni romanzi che non seguono esattamente il filone tradizionale degli altri, oppure perché si diverte un mondo a buttarla in cagnara, oppure perché il cagnolino azzurro gli ha detto di fare così, insomma non è questo quello che voglio dire.
Quello che voglio dire è che nonostante siano trent'anni che Stephen King giochi con i suoi lettori adottando questo pseudonimo, la gente di Repubblica (che vive sull'albero delle banane, o peggio: pensa che ci viviamo noi) va in culo a una delle tradizioni più antiche della letteratura senza pensarci due volte e fa uscire un libro firmato da “STEPHEN KING con lo pseudonimo di Richard Bachman”. Nunc est bibendum.

Ora, non mi voglio mettere a pontificare sulla direzione che Repubblica ha preso negli ultimi anni, una specie di direzione pacificatrice, volemosebbenista, autoreferenziale e culturalmente qualunquista (pronta a fare da supporto per il Partito Democratico di cui sono convinto che sia tra gli ispiratori, insomma), che l'ha reso il Giornale delle Verità Assolute (come dice il Cuoco che è sempre un passo avanti), ma è innegabile che almeno da un punto di vista culturale, dal punto di vista delle analisi critiche e massmediologiche farebbe impallidire perfino Vincenzo Mollica, in quanto a banalità e completa incompetenza. Non ci dimentichiamo che la sua sezione musicale è curata da una persona completamente incapace di giudicare una canzone da un punto di vista testuale, cioè la sua scrittura, il suo materiale musicale. Siamo ancora all'Oh che belle parole, oh che sentimento, oh che intensità e che belle atmosfere. Battisti, insomma. Similaun, insomma. Non una parola di approfondimento su quello che c'è DENTRO una canzone, privilegiando il solito “cosa c'è DIETRO una canzone”, sulla scia dei cantautori truffatori italiani che si comportano con i giornalisti come se fossero ispirati direttamente dal cielo e fossero chissà quali messaggeri di stocazzo (e i giornalisti che ci abboccano pure, legittimando e perpetuando le sante parole di Zappa per cui la stampa musicale è gente che non sa scrivere che parla di gente che non sa suonare a gente che non sa leggere).
Non mi voglio nemmeno mettere a scavare nel troiaio del rispetto per il contenuto culturale che da sempre abbiamo in Italia, un rispetto talmente grande che ci fa doppiare i film (perché devo sentire un Premio Oscar con la voce di uno che hanno scartato all'Accademia dell'Arte Drammatica? Che, la voce non è importante? Ci accontentiamo di vedere qualcosa che si muove su uno schermo?), un rispetto talmente grande che ci fa ristampare 1984 di Orwell ogni autunno con tanto di fascetta “Le origini del Grande Fratello”, un rispetto talmente grande che il sito di un network radiofonico nazionale pubblica una notizia sui Rolling Stones con una foto di un gruppo che NON sono i Rolling Stones e con il collegamento alla RIVISTA Rolling Stone. Chapeau.
Repubblica insomma pubblica il nuovo di “STEPHEN KING con lo pseudonimo di Richard Bachman” sulla scia di una totale mancanza di CORAGGIO a livello imprenditorial/editoriale (e culturale soprattutto). Questo senza contare che Stephen King fa libri di GENERE, la gente SEGUE il genere e quindi SA chi cazzo è Richard Bachman. Insomma i giornalisti e i redattori di Repubblica – che evidentemente si sentono depositari del sapere – sono convinti che i loro lettori non sappiano nulla finché non glielo dicono loro. Meno male che c'è Repubblica allora.
Sul modello generalista e pigliatutto che mamma RAI ci insegna ormai da anni, cerca di accaparrarsi il maggior numero di lettori e aficionados abbassando il minimo comune denominatore delle sue notizie, delle sue iniziative e ovviamente delle sue proposte. Il risultato? Vabè, sul sito lo sappiamo: notizie approssimative e leccaculo, didascalie da prima elementare e sise OVUNQUE (perfino il sito del Corriere ha smesso); sul cartaceo non lo so, perché mi sono stomacato da tempo. Peccato che adesso anche le sue iniziative collaterali si stiano rovinando: la raccolta di fumetti era cosa buona e giusta, così la scelta (anche se pure in quel caso un po' cachettica) di romanzi del Novecento e quelli dell'Ottocento e così via. Questo è proprio uno scivolone nel rispetto del proprio pubblico, ma non arriva come una sorpresa (e questa è la cosa più amara, perché come in tutte le cose, ci sta profondamente sul cazzo dare ragione ad Andreotti, perfino quando dice che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca).
Il fatto è che potremmo anche averne un po' piene le palle di questo tipo di approccio marketing da nursery, all'essere imboccati di omogeneizzati culturali resi sicuri da tutte le precauzioni del caso. Già me lo vedo il prossimo volume: Il meglio della Galleria degli Uffizi (è un Museo che sta a Firenze), una nuova edizione del Nome della Rosa con le pagine in latino tradotte in italiano, i film di David Lynch con le scene più difficili spiegate coi popup – magari dalla SUPERBA Claudia Morgoglione (GRANDISSIMO talento, non ve la perdete), l'albo da colorare del PD.
La domanda definitiva, quella con cui chiudo pure perché mi sono rotto il cazzo di scrivere, e perché tra l'altro si è abbondantemente capito cosa intendevo, è: Ma perché devo continuare a farmi dire come stanno le cose da gente che mi tratta come fossi un coglione?



PLAYLIST>
Radiohead: Faust Arp
Bad Brains: Don't need it
The Soul Stirrers: Any day now
Minutemen: There ain't shit on T.V. Tonight
The Rolling Stones: Can I get a witness
Discharge: Ain't no feeble bastard
The Undertones: She can only say no
The Jesus Lizard: Postcoital glow
Neil Young & Crazy Horse: Don't cry no tears
The Drifters: There goes my baby
James Brown: Night train
Cro-mags: World peace
Hüsker Dü: Powerline
Elvis Presley: I'm left, you're right, she's gone
Descendents: Tonyage
Bobby Bird: Try it again
Fugazi: Argument
Physique du role: Truman
Agnostic front: Police state